SCHEDE DI MEDITAZIONE
 


IL PECCATO PERSONALE

Il Racconto

Un giorno il re Davide s'innamorò della moglie di un suo ufficiale: la donna si chiamava Betsabea, il marito Uria, mercenario straniero, e precisamente un Ittita.
Davide era re, la donna sola, il marito al fronte, dunque... ne approfittò. La donna successivamente fece sapere a Davide: "Sono incinta!". Scatta la trappola del furbo.
Per direttissima il re mandò a chiamare il marito Uria dalla guerra e gli regalò alcuni giorni di licenza straordinaria, anzi non appena l'ufficiale uscì dalla reggia, gli fu mandata dietro una portata della tavola del re. La volpe si aspettava che il marito avrebbe passato la licenza mangiando, bevendo ed amoreggiando, quindi, ristorato e felice, sarebbe ritornato a combattere e, infine, al ritorno dalla guerra, carico di medaglie e di trofei, ecco il bimbo, naturalmente suo...
Vane illusioni: Uria era un puro e Davide dimenticava che, durante la guerra, la continenza era una legge sacra.
E' inutile insistere! Uria rimase in caserma, sul piede di guerra.
Ma quando mai al re manca l'asso nella manica?
E così Davide chiamò Uria a rapporto, gli consegnò una lettera per il generalissimo Joab e lo rispedì al fronte.
E il poverino partì, portandosi nel tascapane la sua condanna a morte. Infatti, quando il generalissimo ritirò la lettera e ruppe i sigilli, lesse: "Ponete Uria in prima fila dove più ferve la mischia, poi ritiratevi da lui, perché resti colpito e muoia!".
La notizia dal fronte non si fece attendere: "Il tuo servo Uria, l'Ittita, è morto!".
La mogli edi Uria, saputo che suo marito era morto, fece il lamento. Passati i giorni di lutto, Davide la mandò a prendere e l'accolse nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.
Un po' di tempo dopo, ecco bussare alla porta della reggia il profeta Natan. Il profeta entra ed attacca subito: "In una città c'era un ricco e c'era un povero; il ricco aveva bestiame grasso e minuto, il povero non aveva nulla, se non una pecorella cresciuta in casa con i suoi figli. Un ospite bussa una sera alla casa del ricco e questi, per preparare una vivanda al viaggiatore, non sa fare di meglio che rubare l'unica pecora a quel poverino".
L'ira di Davide si scatenò e disse: "Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte!".
Natan: "Tu sei quell'uomo!".
La pagina si chiude con la parola più libera, più sincera, più umana che esista sotto il sole:
Davide: "Sì, ho peccato contro il Signore".

La Proposta

Dice Pascal:
"I giusti si ritengono peccatori e i peccatori si ritengono giusti".
"Certi peccati li capirai man mano che li espierai".

Leggendo la vita dei Santi si nota la loro forte sensibilità spirituale. Lo scoprirsi peccatori era occasione per superare una certa timidezza e inadeguatezza nei confronti del Padre. Ora, se non abbiamo una sensibilità da "rinoceronti", non dovremmo stupidamente ritenerci "a posto". Di certi peccati, poi, capiremo la nocività quando "i nodi verranno al pettine...".

La Parola

Se diciamo: "Siamo senza peccato", inganniamo noi stessi e la verità di Dio non è in noi.
Se, invece, riconosciamo pubblicamente i nostri peccati, Dio li perdonerà, perché egli mantiene la sua parola. Egli ci libererà da tutte le nostre colpe, perché è buono.
Se diciamo "Non abbiamo mai commesso peccato", facciamo di Dio un bugiardo, e la sua parola non è in noi.
(1 Gv 1,8-10).

La Meditazione

Dio Padre vuole che il peccato non intorbidi le nostre giornate, e che in una comunione crescente di amore, la nostra vita diventi un canto di ringraziamento e di lode a lui che ci ha creati.


 

 




Il Progetto

L'esperienza di Davide ci fa capire che il peccato non è un'opinione, ma può essere compreso solo davanti agli "occhi del Signore".
Capire gli "atteggiamenti di peccato" senza alibi è immettersi nella strada di una graduale "liberazione" dal male.
Qualcuno accusò i cristiani dicendo: "Siccome non amano nessuno, dicono di amare Dio!". Non vale la pena di smentire tale gravissima accusa?